Nel mio comune, il Museo della Calzatura
Scritto da Quentin il November 10, 2010 | 11:57 am | Stampa
Nel mio comune di musei non ce ne sono moltissimi ma quelli che abbiamo si presentano come unici nel loro genere. Nei pressi della sede di una Contrada Storia, la Nobile Contrada San Giovanni, è custodito un museo di fossili che vanta una particolarità: l’ambientazione in cui i reperti sono proposti e che è quella caratteristica di una grotta del medioevo, allestita ed utilizzata come sede di Contrada e nella quale vengono periodicamente svolti anche incontri culturali di diverso tipo.
Ma il museo più importante nel mio territorio comunale è senza ombra di dubbio il Museo della Calzatura. Il nostro è un territorio calzaturiero per vocazione, nel distretto fermano-maceratese, ed il museo si prone non soltanto come vetrina per pezzi storici della calzatura, con scarpe che arrivano da tutto il mondo e che risalgono a diverse epoche storiche, ma anche come un vero e proprio archivio storico della calzatura. In una delle sale più grandi, infatti, sono offerti in visione strumenti che sono stati i grandi protagonisti dell’evoluzione del settore calzaturiero negli anni. Dalle suppellettili degli artigiani e dei maestri calzolai ei macchinari industriali più sofisticati: è possibile passare in rassegna una serie di attrezzature che sono state usate nel tempo per produrre calzature. Interessante e più “di moda” il settore delle calzature di personaggi famosi: dalle scarpe di diversi Papi a quelle di personaggi dello sport e dello spettacolo siano essi attori, cantanti, presentatori, comici e chi più ne ha più ne metta. In più d’un caso sono calzature donate dai personaggi stessi con tanto di dedica e ciò le rende ancor più preziose di quanto non lo siano già.
Il museo è strutturato in cinque sezioni facilmente accessibili e possono essere anche prenotate delle visite guidate per gruppi turistici o scolaresche. L’ingresso è gratuito per alcune categorie di visitatori ma, generalmente, è previsto un biglietto intero di 3.00 euro ed uno ridotto di 1.50 euro. Ricordo, dall’ultima volta che l’ho visitato, che all’uscita è apposto un gran libro su cui viene chiesto di segnalare la propria presenza con una firma. Una specie di registro delle presenze che ognuno segnala nel momento in cui termina la sua visita all’interno della struttura.
L’archivio del museo offre anche importanti informazioni per quanti volessero effettuare ricerche tematiche ed è stato fruito da diversi studenti universitari che se ne sono serviti per le loro testi di laurea.
Il museo è ospitato nel piano superiore della Civica Pinacoteca in centro storico dove è stato spostato da una precedente sistemazione che lo vedeva ospitato in una struttura – il Palazzo Montalto Nannerini – che, invece, si trova fuori dalle mura cittadine.
Da qualche tempo a questa parte il museo è stato intitolato al “Cav. Vincenzo Andolfi”, un mio concittadino di recente scomparso e che ha donato, a suo tempo, tutta la sua collezione di calzature di personaggi famosi al museo. Ora il museo porta il suo nome ed è un modo per continuare la sua passione per questo settore ed il suo attaccamento alla sua città.

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